ASSEMBLEA GIOVANI COLDIRETTI
17 maggio 2011

ASSEMBLEA GIOVANI COLDIRETTI

Trasformare i sogni in realtà: in agricoltura è ancora possibile

Grande partecipazione di giovani imprenditori agricoli viterbesi, guidati dalla Delegata Provinciale Ercolini Marina, alla prima Assemblea nazionale di Giovani Impresa, il settore che raccoglie gli imprenditori agricoli under 30 aderenti a Coldiretti. Nell’auditorium della Musica di Roma si sono, infatti, ritrovati oltre 2000 giovani imprenditori agricoli.  Alla grande convention hanno preso parte il presidente nazionale di Coldiretti, Sergio Marini, il delegato nazionale dei giovani imprenditori Coldiretti, Vittorio Sangiorgio, oltre ad una serie di esponenti politici tra cui i ministri Angelino Alfano (Giustizia) e Maurizio Sacconi (Lavoro), il governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, oltre al Sottosegretario alla Politiche Agricole, Roberto Rosso, al presidente della Commissione Agricoltura del Senato, Paolo Scarpa Bonazza Buora, ad Enrico Letta, vicepresidente del Pd, ed Angela Birindelli, assessore all'Agricoltura della Regione Lazio. Tema della giornata è stato: ‘Italia 150: il Paese che si rinnova - La filiera agricola tutta italiana per il ricambio generazionale’.
“La giornata – afferma Gabriel Battistelli, direttore della Coldiretti di Viterbo -  ha fornito una dimostrazione concreta dell’enorme potenziale di crescita che i giovani imprenditori agricoli possono offrire alla ripresa del Paese, sia in termini economici che occupazionali, il tutto con un entusiasmo che deve divenire contagioso. È motivo di orgoglio per tutto il settore vedere che continuano a nascere e crescere attività condotte dai giovani che dimostrano una grande capacità di innovazione, di attitudine al rischio e alla concorrenza in un sistema dove il legame con il territorio e la tradizione diventa sempre più centrale”.

“Abbiamo dato vita ad un pezzo d’Italia virtuosa, che si nutre di quasi cinquantamila giovani imprese: 50 mila sguardi, 100 mila mani tese verso il futuro. Le stesse che oggi qui testimoniano il valore di una scelta: quella di essere imprenditori agricoli giovani di Coldiretti”. Con queste parole Vittorio Sangiorgio Delegato nazionale Coldiretti Giovani Impresa ha aperto i lavori salutando gli oltre duemila giovani agricoltori che si sono dati appuntamento all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Di seguito una sintesi dei passaggi più importanti della relazione

“Trasformare i sogni in realtà è il miglior modo per far vivere oltre il presente la nostra nazione, trasferendo risorse e competenze dall’oggi al domani. Proprio per questo il ricambio generazionale è il miglior investimento che la nostra Italia dovrebbe fare”.
E’ quanto ha affermato il delegato nazionale dei giovani della Coldiretti Vittorio Sangiorgio nel corso dell’Assemblea alla presenza di duemila giovani agricoltori under 30 nel sottolineare che “probabilmente da noi Zuckerberg sarebbe rimasto un genio incompreso, anziché fondare una innovazione della portata di Facebook, stimata in 100 miliardi di dollari e sarebbe disoccupato!”.
“Paradossalmente nel bel Paese - ha continuato Sangiorgio - la nostra generazione si trova troppo spesso le porte sbarrate, perché una società e una classe dirigente politica ed economica egoista e miope scelgono deliberatamente di occuparsi dei loro interessi di oggi, ipotecando il domani di una intera nazione. E’ per questo che proprio la generazione più “formata” della nostra storia nazionale è spesso costretta a valutare la fuga dall’Italia per ritagliarsi uno spazio o addirittura è accusata di essere troppo qualificata per le mansioni richieste. E quando fugge, lo fa soprattutto da quella parte d’Italia che è la più giovane e al tempo stesso la più bisognosa dell’energia dei giovani: il Mezzogiorno. Un bizzarro paradosso che - ha concluso Sangiorgio - provoca un danno enorme all’intero Paese”.
“La ricerca? Vecchia e schiava!”.
“Nella formazione abbiamo continuato a finanziare corsi e corsetti lontani dalle vere esigenze delle imprese, che intanto continuano a cercare invano competenze. E, mentre mancano, nel nostro Paese vere scuole di “imprenditorialità” e la trasmissione dei saperi è legata a vie del tutto informali e spontanee, si continuano a pagare iniziative fittizie, assecondate da bandi pubblici ad hoc.
Uno sperpero di risorse pubbliche inaccettabile di fronte ai gravi problemi del Paese. Questo è ciò che si ottiene quando si vogliono fare politiche “per i giovani” senza coinvolgere i giovani”. E ancor di peggio è accaduto nella ricerca, che - ha affermato il delegato dei giovani Coldiretti - ci sentiamo di definire “vecchia” perché è più a misura di pubblicazioni per grandi luminari piuttosto che a misura di impresa.
O peggio ancora “schiava” degli interessi delle grandi multinazionali, come nel caso degli Ogm, che il mercato non vuole, ma che vorrebbero imporci anche se non ci convengono. Ci sentiamo dire che fare impresa significa libertà e poi ci propongono meccanismi per perderla. Il risultato generale è che, come al solito, il Paese si tiene a galla, affonda o nuota poderosamente, in perfetta solitudine: a prescindere – conclude Sangiorgio - dalle decisioni della politica e di una visione del futuro.
“In agricoltura il fallimento del ricambio è più evidente”
“Dopo anni ed anni di politiche per il ricambio generazionale in agricoltura – primi insediamenti, subentri, prepensionamenti, pacchetti e contentini vari - solo il 3% delle imprese agricole ha un titolare con meno di 35 anni mentre il 30 per cento supera i 65. Ma se guardiamo ai risultati dell’imprenditoria giovanile – di gran lunga superiori alla media nazionale – viene spontaneo chiedersi cosa avremmo potuto fare se ci fosse stata una vera politica giovane”. Infatti, per quanto riguarda la “quantità”, le imprese giovani producono in media il 40 per cento di reddito in più degli altri.
Ma sono in grado di avere questi risultati perché la loro “qualità” di impresa è elevatissima: noi giovani abbiamo una maggiore capacità di innovazione (nel prodotto, nei processi, nelle relazioni con il territorio, nello stile aziendale, nell’organizzazione del lavoro); abbiamo dimostrato più voglia di investire anche durante questo periodo di crisi, perché non ci sottraiamo al rischio se ciò significa nuove opportunità di presidio dei mercati; inoltre abbiamo saputo cogliere a pieno le opportunità offerte dalla legge di orientamento, voluta da Coldiretti esattamente dieci anni fa; infine, siamo orientati al mercato, convinti che il nostro reddito dipenda molto più dalla capacità di interpretare al meglio le tendenze della domanda, piuttosto che dagli aiuti diretti della Pac.
Insomma - ha concluso Sangiorgio - queste imprese giovani incarnano a pieno un nuovo modello di sviluppo, che privilegia un’economia di qualità, sostenibile nel tempo e nei territori. Sono imprese che sanno adattarsi ai cambiamenti con flessibilità, unificare benessere e ricchezza, rinnovando anziché dissipando le risorse e qualificando l’immagine del nostro Paese.
“Quelle molestie alle giovani imprese”
“Sono troppe le 'molestie' che un giovane che vuole fare impresa si trova costretto a subire. Aspettare oltre due anni per poter trasformare la propria idea di impresa agricola, ad esempio, perché un’amministrazione regionale non è in grado di completare in tempi rapidi l’istruttoria per il primo insediamento significa compromettere il destino di un’impresa giovane e sottrarre ricchezza all’Italia”.
Non va dimenticato - ha proseguito Sangiorgio - il mancato accesso al credito in un paese dove per definizione danno i soldi a chi già li ha oppure a chi sa già di poterli restituire. Ma, altrettanto per definizione, i giovani all’inizio della loro carriera soldi non ne hanno e l’unico modo per dimostrare se sono capaci di restituirli è concedere loro credito. E proprio su questo paradosso abbiamo già lanciato la sfida a CreditAgri Italia, affinché ci aiuti a far valere le idee e non la dote di terreni e case da ipotecare!
Ai giovani - ha sostenuto Sangiorgio - viene reso quasi impossibile l’accesso alla terra per la pressione inarrestabile dell’urbanizzazione selvaggia, per la speculazione figlia di scelte sbagliate nelle energie rinnovabili e per la sistematica miopia della classe politica locale che continua ad autorizzare zone industriali che spesso non si sa come utilizzare, sottraendo terra fertile all’agricoltura.
Ed infine - ha concluso Sangiorgio - la grande arretratezza culturale: prevale ancora la visione produttivistica del PIL che marginalizza l’agricoltura e in questo modo si nascondono soprattutto ai giovani le reali opportunità che il settore è in grado di offrire.
“Filiera agricola per il nostro futuro”
Per abbattere gli ostacoli, servono risposte di “sistema”, che richiedono inevitabilmente tempi lunghi, considerando le molte inerzie e carenze dell’apparato decisionale del nostro Paese. “Questa consapevolezza, questo senso di responsabilità verso l’agricoltura e verso l’Italia hanno animato e spinto la nostra Coldiretti, vera ‘forza amica’ del Paese, a lanciare due anni fa la Filiera Agricola tutta Italiana, il nostro naturale punto di approdo”.
Coldiretti – ha precisato Sangiorgio - ha proposto la giusta ricetta per il futuro dell’Italia. Azionare la leva più potente e a costo zero che abbiamo a disposizione, quella che ci rende unici e ineguagliabili nel mondo: i nostri territori e le loro distintività, tra le quali spicca innanzi tutto il cibo italiano, fatto veramente di idee italiane e da imprese italiane.
La Filiera Agricola tutta Italiana, nata per porre fine al furto di identità e valore al quale la nostra agricoltura è sottoposta da decenni, ha realizzato anche un altro incredibile risultato per noi giovani. Ha permesso di isolare ed annullare – ha concluso Sangiorgio - il furto del bene più prezioso per ogni giovane: il futuro.

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