CENTRALE DEL LATTE DI ROMA: LA COLDIRETTI CAPITOLINA CHIEDE L’INTERVENTO DI ALEMANNO.
10 settembre 2012

CENTRALE DEL LATTE DI ROMA: LA COLDIRETTI CAPITOLINA CHIEDE L’INTERVENTO DI ALEMANNO.

Tornano di attualità le criticità del settore lattiero caseario del mercato romano ed in particolare le vicende legate alla Centrale del Latte di Roma. Nei giorni scorsi, infatti, il presidente di Coldiretti Roma, David Granieri, ed il direttore Aldo Mattia, hanno inviato una comunicazione al Sindaco di Roma Capitale, On. Gianni Alemanno. Nella nota, facendo seguito all’incontro avvenuto proprio in Campidoglio, lo scorso 13 luglio 2012, durante il quale era emersa con chiarezza la volontà, proprio di Alemanno, di voler avviare tutte le fasi propedeutiche a tutelare i produttori romani e laziali permettendo una rivisitazione del prezzo del latte conferito, si chiede contezza circa lo stato dell’arte di una situazione che resta critica. “Lo snodo per comprendere ancor meglio la situazione attuale e gli scenari futuri – ha detto tra l‘altro Granieri  - è legato a doppio filo, oltre che alla rivisitazione del prezzo, anche e soprattutto alla possibilità di incontrare l’attuale proprietà della Centrale del Latte di Roma per una scrupolosa e definitiva verifica circa il futuro degli assetti societari. Proprio questo abbiamo gentilmente chiesto al Sindaco Alemanno. “La  questione  - ha aggiunto il direttore Mattia  - anche in virtù delle attuali condizioni di mercato con gli aumenti dei costi di produzione e la diminuzione dei margini economici, continua a far emergere l’enorme disagio dei produttori romani e laziali. Inoltre, come Coldiretti, intendiamo conoscere quali siano state le risultanze dell’ultimo consiglio di amministrazione della Centrale del Latte di Roma durante il quale , sembra, siano state prese delle decisioni che, se confermate, sarebbero ulteriormente penalizzanti per il settore”. Coldiretti Roma torna ad evidenziare l’obiettivo di una maggiore presenza nell’azionariato della Centrale dei produttori che sono pronti ad entrare in modo più consistente nel board societario ma solo dopo un percorso condiviso e in sinergia con quanti hanno a cuore le sorti di una tradizione, di un marchio e di un prodotto di qualità che però deve essere conferito a condizioni contrattuali sostenibili senza mortificare il lavoro degli allevatori.

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