TREVI NEL LAZIO
29 novembre 2016

TREVI NEL LAZIO

La Coldiretti ha presentato una proposta di legge regionale per regolamentare nel Lazio gli ambiti operative delle aziende che fanno, o intendono fare, attività di agricoltura sociale. Il documento è stato consegnato dal direttore Aldo Mattia agli assessori Mauro Buschini e Carlo Hausmann, relatori all’iniziativa organizzata a Trevi dall’associazione L’Impegno. “Esiste una legge quadro nazionale che ora deve essere declinata sui territori per consentire lo sviluppo della multifunzionalità in agricoltura e consolidare una filiera che produce e commercializza coinvolgendo persone svantaggiate nel ciclo produttivo. Vi affido questa proposta – ha detto Mattia agli assessori – perché il suo iter di approvazione sia innescato per iniziativa diretta della giunta regionale, visto che la commissione consiliare alla quale consegnammo il progetto due mesi fa non si è degnata di esaminarla, né di convocarci in audizione pubblica”. Fare agricoltura sociale significa produrre beni e offrire servizi attraverso il reinserimento lavorativo dei soggetti più deboli. “Un sondaggio ha rivelato che l’86% degli italiani è disposto a spendere anche fino al 7% in più se può comprare prodotti agroalimentari che abbiano valore etico. Io li chiamo – ha spiegato Tiziana Biolghini della Direzione Politiche Sociali della Regione Lazio – i cosiddetti prodotti buoni due volte, perché oltre alla qualità racchiudono anche storie umane di riscatto dalla sofferenza e dalla emarginazione” aggiungendo che “sono in via di definizione i nuovi bandi per l’inclusione sociale con una dotazione annua di 24 milioni di euro”. Ai lavori sono intervenuti anche il commissario e il direttore del Parco dei Simbruini, Enrico Panzini e Paolo Gramiccia. Anche perché, parlare di Trevi nel Lazio significa per forza di cose parlare del parco, punto di forza e risorsa per la piccola economia locale. Non a caso Mauro Buschini ha precisato nel suo intervento che oggi, grazie alla nuova legge regionale sui parchi naturali, “le attività produttive agricole non sono più alternative alla protezione del contesto ambientale e che, anzi, la convivenza delle due diverse esigenze rappresenta un valore aggiunto – in termini di economia, lavoro e reddito – per le comunità cittadine che risiedono nelle aree protette”. Nelle sale del castello, dove il sindaco Silvio Grazioli ha accolto gli ospiti del convegno, c’erano anche giovani imprenditori del posto intenzionati ad avviare start-up aziendali proprio in agricoltura sociale. A loro, in particolare, si è rivolto l’assessore Carlo Hausmann nel ricordare che il “nuovo piano di sviluppo rurale contiene misure e finanziamenti per favorire investimenti nella multifunzionalità. “Si può fare veramente di tutto, a partire dalle fattorie sociali che prevedano l’impiego di diversamente abili, di soggetti autistici, ex tossicodipendenti e detenuti desiderosi di reintegrarsi e rifarsi una vita, immigrati, rifugiati politici. Ci sono almeno otto cassetti dai quali poter attingere risorse per avviare progetti di agricoltura sociale per produrre beni agroalimentari e fornire servizi purchè – ha ammonito l’assessore – non venga snaturata la vocazione agricola dell’impresa”. 

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