28 Luglio 2022
Coldiretti Latina: impianto di Cisterna mette a rischio le produzioni di eccellenza. Coinvolgere agricoltori nelle scelte

Carlo Picchi, Direttore Coldiretti Latina

“L’impianto di biometano e compost previsto a Cisterna di Latina, mette a rischio le produzioni di eccellenza presenti in quell’area, come i nostri kiwi esportati in tutto il mondo”. E’ l’appello del direttore di Coldiretti Latina, Carlo Picchi, che esprime le preoccupazioni e le istanze emerse dagli imprenditori agricoli e dai cittadini che si sentono minacciati dalla realizzazioni dell’impianto della capacità di 82 mila tonnellate di rifiuti.

“Non solo - aggiunge Picchi - quest’opera potrebbe determinare la perdita di posti di lavoro a causa delle difficoltà economiche a cui andrebbero incontro le numerose aziende agricole che di trovano su quel territorio, oltre alla svalutazione degli immobili e delle strutture commerciali presenti. Non possiamo permetterci di perdere produzioni di pregio, che rappresentano un’eccellenza del Made in Italy, dall’ortofrutta alla zootecnia fino ai kiwi che creano un indotto economico per la nostra provincia e hanno ottenuto il marchio Igp”.

Un settore strategico per l’economia laziale, quello della produzione dei kiwi, che a Latina rappresenta una delle piantagioni principali con oltre 12 mila ettari di terreno coltivati e oltre 4 milioni di quintali di kiwi raccolti all’anno, per un valore di oltre 500 milioni di euro annui.

"Siamo davvero preoccupati per le nostre aziende e per il territorio - spiega Augusto Bastiani, presidente della sezione Coldiretti di Cisterna - Parliamo di un’area ricca di storia con la presenza di siti archeologici come quello di Tres Tabernae o i Giardini di Ninfa, i più belli d’Europa, un’oasi naturalistica che richiama turisti internazionali e ospita eventi culturali di straordinaria importanza”.

Il timore, infatti, riguarda anche le ripercussioni che questa scelta potrebbe avere sul turismo, e naturalmente l’impatto sull’ambiente e i rischi per la salute dei cittadini.

“Quello che chiediamo - conclude Picchi - è il coinvolgimento delle nostre aziende nel processo decisionale, qualora non sia possibile spostare la realizzazione dell’impianto in un’altra area. Soluzione questa che sarebbe auspicabile alla luce di tutte le preoccupazioni espresse”.

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