19 Novembre 2021
Coldiretti Lazio, sostenibilità unica classificazione possibile per un valore aggiunto degli allevamenti del Lazio

“No ad un uso strumentale di ClassyFarm. Il rischio è che questa classificazione legata ai parametri sanitari degli animali in allevamento, possa essere trasformato in modo improprio per classificare le aziende ai fini del pagamento del latte. Questo non è accettabile e comporta solo costi aggiuntivi per le imprese”. Così il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, su ClassyFarm, il sistema integrato finalizzato alla categorizzazione dell’allevamento in base al rischio.

Uno strumento nato nel nord Italia dove i costi di produzione del latte vaccino sono inferiori ai territori laziali, quindi non può essere considerato una soluzione per la gestione delle aziende. Non solo, nella maggior parte dei casi il latte vaccino nel nord Italia è destinato alla produzione delle grandi DOP, quindi ha un ritorno economico maggiore di quanto non sia quello del latte vaccino alimentare della nostra regione. Occorrono, invece, nuovi sistemi e parametri legati alla sostenibilità ambientale, di cui la nuova Pac si avvarrà, grazie ai nuovi strumenti previsti.

“ClassyFarm è uno strumento sanitario - aggiunge Granieri - e tale deve rimanere, non è tollerabile che venga trasformato in uno strumento di contrattazione con le aziende al fine del pagamento del latte”. Pressanti le richieste rivolte dalle industrie agli allevatori.“ClassyFarm è uno strumento di classificazione che funziona molto bene nel nord Italia - prosegue Granieri - ma non è applicabile al Lazio, sia perché sono già numerosi gli adempimenti che le aziende zootecniche da latte devono rispettare e sia perché le sue caratteristiche territoriali sono diverse. Una classificazione che non crea né volumi, né valore ma solo costi insostenibili”.

A rendere inattuabile ClassyFarm nel Lazio, è poi una differenziazione di costi del latte tra nord e centro Italia. Sono già numerosi gli adempimenti che devono essere rispettati dalle aziende zootecniche da latte, tra questi troviamo delle regole che vengono scrupolosamente rispettate dalle imprese, sia in merito al benessere animale che alle loro condizioni di salute in produzione, fino alla gestione dei reflui zootecnici, la tenuta di un fascicolo aziendale elettronico, un piano di utilizzazione agraria e un registro aziendale e poi ancora la sicurezza alimentare e la regolarità dei dipendenti.

“La sua applicazione prevede una serie di costi aggiuntivi - continua Granieri - che in questo momento i nostri allevatori non possono permettersi di pagare. Tutto ciò rappresenta un modo indiretto per chiudere le stalle, perché è a questo che si arriverà a causa delle grandi difficoltà che le aziende stanno già affrontando dalle speculazioni ai costi maggiorati delle materie prime. In questo modo si mettono a rischio anche posti di lavoro di dipendenti che da sempre lavorano nel settore”. 

Fondamentale il presidio dei territori e la difesa dei prodotti tipici e a chilometro zero. “E’ già previsto un accurato controllo giornaliero delle condizioni di salute di tutti gli animali tenuti in sistema di allevamento - conclude Granieri - non ha senso aggiungere un ulteriore aggravio di spesa e in termini di adempimenti burocratici per le nostre aziende. Conservare un tessuto allevatoriale in questo territorio significa presidiarlo e difenderlo dall’abbandono, ma anche dai rischi interini ambientali che ne derivano, come incendi, alluvioni e smottamenti. Ed è di primaria importanza continuare a garantire la presenza sulla tavola dei romani e dei cittadini del Lazio di prodotti di ottima qualità come è appunto il nostro latte fresco”.

Parola d’ordine sostenibilità. “Dobbiamo investire sulla sostenibilità - conclude Granieri - che rappresenta il futuro del nostro territorio. Un ruolo centrale in questo equilibrio tra aspetti ambientali e produzione è affidato al latte fresco del Lazio, che oltre a garantire una riduzione dell’impatto ambientale, garantisce una maggiore efficacia sul piano salutistico. Un lavoro che porteremo avanti anche in collaborazione con AIA. Ricordiamo che la nostra regione è tra i maggiori consumatori di latte in Italia e abbiamo il dovere di difendere uno dei prodotti del Made in Lazio che ci rappresenta a livello internazionale”.

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