12 Aprile 2021
COLDIRETTI LAZIO, TURISMO: PRESENZE RIDOTTE DEL 77%, A RISCHIO AGRITURISMI E FILIERA AGROALIMENTARE

Calo dei turisti nel Lazio con presenze ridotte del 77%. Perdita del fatturato del 60% anche per le agenzie di viaggio a causa della crisi economica determinata dalla pandemia, che ha fortemente colpito il settore turistico. A risentirne sono anche gli agriturismi, oltre che al canale Horeca, con ripercussioni a catena su tutta la filiera agroalimentare. 

Il taglio delle spese turistiche in Italia nel 2020 è costato 53 miliardi di euro con 1/3 delle perdite che hanno colpito i consumi in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per l’acquisto di cibo di strada e souvenir delle vacanze. E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Isnart-Unioncamere in occasione della divulgazione dei dati Istat sui viaggi dei residenti in Italia, che nel 2020 toccano il minimo storico a 37 milioni e 527 mila, con una drastica flessione rispetto al 2019 che riguarda le vacanze (-44,8%) e ancora di più i viaggi di lavoro (-67,9%).

“La situazione è critica - spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri - solo nella nostra regione nel 2020 si è registrata una perdita di 160 miliardi di euro di Pil e le perdite di fatturato del settore della ristorazione sono state pari a 38 miliardi e di 100 miliardi quelle della filiera del turismo. Perdite che inevitabilmente ricadono su tutta la filiera agroalimentare”.  

L’arrivo per l’estate del passaporto vaccinale Ue, con la possibilità di riapertura il 2 giugno, ipotizzata dal Ministro del Turismo Massimo Garavaglia, rappresenta in questo scenario una svolta per salvare un comparto strategico del Paese, che si compone di 612mila imprese e rappresenta il 10,1% del sistema produttivo nazionale e il 12,6% dell’occupazione nazionale secondo Unioncamere.

“A rischio anche i nostri agriturismi - aggiunge Granieri - i veri ambasciatori del Made in Italy, che nel Lazio sono 1.300 con 15 mila posti letto. Ad essere compromessi sono anche i tesori alimentari tradizionali dei borghi d’Italia custoditi da generazioni dagli agricoltori e salvati per sostenere la rinascita del Paese, sui quali l’assenza di turisti stranieri e italiani ha un impatto pesante. Un patrimonio da salvare non solo per il suo valore economico, ma anche storico, culturale ed ambientale”. 

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