LATTE, AUMENTA LA FORBICE TRA PREZZO AL CONSUMO E PREZZO ALLA STALLA
12 dicembre 2014

LATTE, AUMENTA LA FORBICE TRA PREZZO AL CONSUMO E PREZZO ALLA STALLA

Per ogni litro l’allevatore percepisce appena 0,39 centesimi, ovvero in media oltre quattro volte meno del prezzo allo scaffale. Tra i rischi maggiori per il consumatore la mancanza di trasparenza lungo la filiera, dall’importazione alla trasformazione.  “Occorre sensibilizzare l’opinione pubblica sul grave problema che affligge il sistema allevatoriale laziale che vede la redditività delle proprie imprese diminuire a causa di un aumento dei costi che a stento viene coperto da un prezzo alla stalla ormai sceso a livelli insostenibili”. Così il presidente di Coldiretti Viterbo, Mauro Pacifici, commentando l’incontro che si è svolto ieri, con una nutrita rappresentanza degli allevatori bovini della Tuscia, presso la Sala Tevere della Regione Lazio, dal titolo “Latte: un “valore” che costa”, organizzato da Coldiretti Lazio con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla mancanza di trasparenza che rischia di ingannare il consumatore che paga il latte fresco oltre quattro volte il prezzo corrisposto all’allevatore, mentre centinaia di imprese chiudono per l’incapacità di sostenere l’ormai vertiginoso aumento dei costi di produzione. Presenti all’incontro il noto nutrizionista, Prof. Giorgio Calabrese con un intervento sui “valori nutrizionali del latte alimentare e della sua importanza nella dieta”; il Dott. Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori   sul tema della “forbice tra prezzi al consumo e prezzi all’origine, le ragioni dei consumatori a sostegno del reddito degli allevatori”; l’Avv. Stefano Masini, dell’Area Ambiente e Territorio Coldiretti su “consumi ed import di latte: rischi per il Made in Lazio”; il Dott. David Granieri,  Presidente Coldiretti Lazio, con le ragioni per “sostenere il reddito degli allevatori e  valorizzare la qualità del latte laziale” e l’On. Sonia Ricci, Assessore Agricoltura Caccia e Pesca della Regione Lazio su “le politiche regionali a sostegno della filiera del latte bovino”.  “E’ fondamentale- è il commento di Ermanno Mazzetti, direttore di Coldiretti Viterbo, far conoscere al consumatore come si distribuisce il valore lungo la filiera di un prodotto presente sulle tavole del 99% degli Italia”. Infatti, del valore complessivo prodotto dal settore lattiero caseario, poco più del 18% al lordo dei costi di produzione è rappresentato dalla quota agricola, il 38% dalla quota industriale mentre il 43,5% è costituito dai margini di distribuzione che si formano tra il cancello dell’azienda agricola e l’acquisto da parte del consumatore. In termini di valore totale del latte immesso nella filiera si passa dai circa 5 miliardi della fase agricola ad oltre il 300% in più nella fase della distribuzione, per un valore vicino ai 15 miliardi di euro. Le 1.413 aziende del Lazio, con oltre 54.000 animali, producono oltre 340.000 tonnellate di latte, valorizzando la qualità del prodotto locale. Pur in un contesto di calo della produzione e delle imprese che operano nel settore, il Lazio emerge per la capacità imprenditoriale delle sue aziende che hanno saputo, nell’ultimo anno, aumentare di ben il 55,8% le quantità vendute direttamente senza passare per le inique intermediazioni della filiera. A minacciare il lavoro degli allevatori e al tempo stesso a rischiare di ingannare il consumatore è la mancanza di trasparenza relativa al latte ed ai suoi derivati che provengono dall’estero. Basti pensare che soltanto nel Lazio, dall’inizio dell’anno, sono stati importati latte e crema di latte per un valore di oltre 19 milioni di euro. L’incertezza sulla provenienza del latte, oltre che di sottoprodotti e surrogati (cagliate) in violazione della legge sull’origine nonché il mancato superamento del divieto di conoscere gli stabilimenti nei quali finiscono tali prodotti, continuano ad ingannare il consumatore e a mettere a rischio la sopravvivenza degli allevamenti. E’ evidente, dunque che consumatori e allevatori devono trovare i motivi di un’alleanza che punti a smascherare il finto “Made in Italy”, combattere le inefficienze e le speculazioni oltre che assicurare acquisti convenienti alle famiglie senza dimenticare di sostenere il reddito degli agricoltori. “La politica deve fare la sua parte-conclude Pacifici-  favorendo politiche che attenuino i costi di produzione sostenendo le imprese nell’accesso al credito, rafforzino i controlli e la trasparenza sulle importazioni e soprattutto attuino la legge sull’obbligatorietà dell’origine”.

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